Gli effetti del riscaldamento globale sulle barriere coralline

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Le barriere coralline sono una simbiosi tra il polipo, il corallo e una piccola alga chiamata zooxantelle. Il corallo fornisce riparo e nutrimento alle alghe, le quali a loro volta, grazie alla fotosintesi clorofilliana, forniscono energia e sostanze nutritive al polipo. Sono le alghe, con la loro produzione di pigmenti colorati, che rendono le barriere coralline così visivamente spettacolari.

A causa del riscaldamento globale sono in corso cambiamenti enormi e rapidi in molti sistemi ecologici. Negli oceani della terra sono in atto da decenni numerose trasformazioni preoccupanti, tra cui una delle più significative è lo sbiancamento di massa dei coralli. Lo sbiancamento si verifica per tutta una serie di motivi, come ad esempio l’acidificazione degli oceani, l’inquinamento, alti livelli di radiazioni UV o il riscaldamento delle acque in cui i coralli risiedono.

Quando il reciproco scambio (simbiosi mutualistica) che avviene all’interno delle barriere coralline viene a mancare, i polipi sono costretti ad espellere le alghe mediante un atto di auto conservazione. Da recenti studi sembra che l’innalzamento della temperatura faccia collassare tutto l’impianto fotosintetico delle zooxantelle, le quali iniziano a produrre alti livelli di ossigeno che danneggiano le strutture cellulari del corallo. Per evitare quindi il degrado dei tessuti i polipi si privano di un alga che è fondamentale per il loro nutrimento, questo meccanismo se protratto nel tempo porta alla morte del corallo.

Ecologicamente parlando le barriere coralline sono parte integrante degli oceani e del loro benessere, infatti si potrebbe pensare a loro come all’equivalente marino delle foreste pluviali poiché forniscono casa e rifugio a oltre il 25% dei pesci del mare e in esse troviamo oltre 2 milioni di specie marine. Possiamo considerarle una specie di nursery, infatti in esse troviamo la maggioranza delle forme giovanili delle creature che popoleranno gli oceani.

A livello mondiale le barriere coralline sono in declino, e purtroppo assistiamo ciclicamente a fenomeni di sbiancamento. L’intensità dello sbiancamento di massa dipende da quanto e per quanto tempo le acque superficiali diventano troppo calde (basta che aumentino di 1-2 gradi).

Negli ultimi decenni vaste distese di barriere coralline sono state ridotte in macerie senza vita, ricoperte di alghe e melma, come avvenne nel 1998 e nel 2002.

Attualmente stiamo assistendo probabilmente al peggior fenomeno di sbiancamento mai avvenuto in Australia, luogo in cui si trova una delle più grandi barriere coralline del mondo che è patrimonio mondiale dell’UNESCO. Questa barriera corallina proprio in questi giorni si trova ad affrontare una minaccia molto seria nella zona del Queensland settentrionale, nel tratto di costa tra lo Stretto di Torres e Cairns.

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